Andrea Arici

E’ veramente da un bel pezzo che non scrivo su questo blog e credo che la frequenza mensile sia impensabile anche per il prossimo futuro. A creare maggiore latenza tra gli articoli anche la bacheca Pinterest che ho creato di recente, dove sto mettendo vari suggerimenti (veloci) sulle bottiglie da acquistare e che potete guardare nella colonna di sinistra.

Tornando al titolo, come si può ben capire, vorrei dedicare qualche riga ad una delle migliori(a parer mio) aziende di Franciacorta del panorama e che di sicuro non si distingue per notorietà.
L’azienda Colline della Stella, al contrario, si distingue per una caratteristica comune a tutti i prodotti con bollicine, ovvero l’assenza di dosaggio (per questo dosaggio 0). Ricordo che i pas dose (altro modo per definire la stessa cosa) rappresentano tutti quei vini spumantizzati dove non si aggiunge liqueur d’expedition (sciroppo di glucosio), e che quindi non hanno il “vantaggio di chiudere con dolcezza” la bevuta. A volte una chiusura dolce può mettere a posto varie situazioni.
Qualora questo non sia possibile il vino deve risultare assolutamente bilanciato in origine, non deve cioè necessitare di aiutini per coprire difetti o mancanze ed è esattamente questa l’opera in cui Andrea Arici riesce perfettamente.

Altro aspetto da tenere in considerazione la possibilità di escludere una parte di bevitori accaniti. Accaniti su tonalità più semplici, tipo brut, dry etc. E’ si perche se è vero che a me fanno impazzire le bollicine pas dose, mentre mi fanno sclerare i residui zuccherini sui denti a distanza di qualche minuto, non è detto che tutti siano della stessa opinione. Anzi.

Da provare immediatamente il rosè (100% pinot nero) ed il s/a (chardonnay 90% – pinot nero 10%); successivamente i millesimati, tra cui il riserva 100% chardonnay).
Ecco, se non sapete con cosa brindare la notte del 31 dicembre, questo è certamente un ottimo assit.

Bollicine estive tra Prosecco e Lambrusco

Mai, come quest’anno, le mie scelte estive rispetto al vino sono ricadute con tanta frequenza sulle bollicine. Vini bianchi per lo più, anche se di bianco ne bevo in quantità pure d’inverno, ogni tanto Metodo Classico.
A partire da giugno invece ho acquistato principalmente Prosecchi, per la prima volta Lambruschi ed un paio di Metodo Classico.
In realtà avevo in mente di fare acquisti mirati su internet, puntando principalmente ai Col Fondo, che rappresentano senza dubbio la prima scelta rispetto alla tipologia. Già immaginavo una bella bottiglia di Casa Coste Piane o Frozza, qualche piatto leggero e l’avvio delle ferie in sottofondo.
Alla fine sono capitato a Roma ed una sosta all’Enoteca Lucantoni, un’altra da Trimani ed il risultato è quello che segue. Spero di poter essere utile per le vostre scelte estive, tenendo presente che il filo conduttore è rappresentato sempre dalle bollicine e da vini non impegnativi.

Il Mio Lambrusco (Lambrusco Maestri) – Camillo DonatiCamillo Donati Il Mio Lambrusco
Il vino più enigmatico tra quelli presenti e uno dei primi Lambruschi “seri” che abbia mai bevuto. Vorrei poterlo descrivere ma al naso ho trovato una presenza eccessiva di solforosa e questo non è bene. Amo molti vini naturali, e il Mio Lambrusco di Donati rientra di sicuro nella categoria, ma questo non vuol dire che mi debbano piacere per forza, ne tantomeno che siano esenti da imperfezioni che poi ne minano la qualità complessiva. Lo proverò ancora per capire meglio.

Lambrusco Radice (Lambrusco di sorbara) – Paltrinieri
Il secondo Lambrusco “serio”. Questa volte niente sorprese o imprevisti di varia natura. Vino pulito e bollicine non ingombranti dal colore molto scarico, quasi un rosè. Buono nei piccoli frutti rossi che sprigiona, secco e dissetante. Non certo un campione di resistenza ma fa il suo lavoro. Provare.

Metodo Classico S.C. 1931 (Prosecco Superiore Valdobbiadene) – BellendaBellenda Metodo Classico_2 Bellenda Metodo Classico E’ un metodo classico…e si sente mi verrebbe da dire! Classificato come Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, è fatto solamente con uve glera, dopodichè segue tutti i passaggi di un normale Metodo Classico, compresa la sboccatura senza dosaggio (pas dose). Si distingue quindi anche da un Prosecco Sur Lie, nonostante la rifermentazione avvenga chiaramente in bottiglia. Decisamente più complesso e variegato degli altri. CO2 con una buona cremosità, direi ottima considerando che non stiamo parlando di “altre” bollicine. Ottimo anche nel prezzo, sui 15€ in enoteca. Consigliatissimo da provare.

Prosecco Superiore (Valdobbiadene) – VettoriVettori_2 Vettori Ottimo riferimento per iniziare a bere un Prosecco sopra la media da bar/supermercato. L’ho pagato 8€ (Enoteca Lucantoni), quindi anche nel prezzo possiamo considerarci all’interno di una fascia entry, considerando che per la tipologia non ho mai trovato prodotti sopra i 15-20€. E’ un brut, ma a differenza di molte bottiglie con la stessa indicazione, qui il residuo zuccherino (che dovrebbe essere <12 g/l  per il brut) non è ingombrante, resta velato quel tanto che basta per non renderlo stucchevole dopo il primo bicchiere. Scompare presto, ma in quei pochi secondi da tutto quello che può.

Metodo Classico Kius – Marco Carpineti
Ne ho sentito parlare sempre bene ed in ogni contesto, ma non l’avevo mai bevuto. In queste settimane l’ho provato 2 volte. Marco Carpineti utilizza solamente uve bellone, quindi autoctone, come da sua tradizione e questo non può che fare onore al produttore. Tuttavia, a differenza di altri vini che ho già recensito e che mi hanno molto colpito per semplicità e gradevolezza (qui e qui), questa volta non sono sulla stessa linea di pensiero. Sarà il bellone adattato al Metodo Classico, e quindi  un puro pregiudizio, ma non ho trovato spunti particolari, a parte l’ottima fattura coplessiva con cui è realizzato.

Prosecco (Sur Lie) – Gatti   Prosecco Sur Lie Gatti_2 Prosecco Sur Lie Gatti Buono, semplice e diretto, di quelli da bere a secchiate. Bollicine delicate e qualche sentore di sosta sui lieviti, nessuna traccia di dolciume sul palato a posteriori. Tuttavia   vale quanto detto per il Mio Lambrusco. Purtroppo anche qui qualche imperfezione di troppo (per i miei gusti) relativa alla solforosa, presente anche dopo diversi minuti di sosta nel bicchiere.

San Fermo Prosecco Superiore (Valdobbiadene) – Bellenda
Rustico Prosecco – Nino Franco
Il San Fermo di Bellenda è sicuramente il prosecco che ho bevuto più volte in vita mia, mentre era la prima volta per Nino Franco. Per entrambi copio ed incollo quanto detto sopra per Vettori.

In evidenza su tutto la capacità di contenere il residuo zuccherino, che proprio non sopporto, ma anche il giusto grado di semplicità/bevibilità che secondo me deve avere un buon Prosecco.

 

La “Campania” migliore

Da sempre ho bevuto vini prodotti in Campania, ma da poco ho scoperto la “Campania” migliore, quella della zona di Avellino per intenderci.
Forse più che la zona dovrei parlare di aziende vinicole, visto che molte cantine a cui facevo riferimento producono effettivamente nella zona di Avellino. Parlo di cantine dove si fa quantità prima che qualità e tra queste inserirei anche Mastroberardino o Feudi di San Gregorio, al netto di alcune bottiglie veramente d’eccellenza e che hanno fatto “storia” (Radici Taurasi etc.).

Quando tuttavia si iniziano a conoscere cantine come Pietracupa, Vadiaperti, Ciro Picariello, Cantine dell’Angelo, Benito Ferrara, Villa Diamante, Luigi Tecce, ma anche Marisa Cuomo in Costiera, allora si che a buon diritto si può parlare della migliore “Campania” vitivinicola. Chiaramente ho tralasciato qualche nome, e non me ne vogliano i proprietari, ma al momento ho citato le cantine che conosco meglio.

Passo indietro. Due settimane fa sono stato a Vietri sul Mare per un matrimonio e mi sono imbattuto in una piccolissima enoteca all’inizio del paese (Corso Umberto I, 136 – ndr), dal nome Si-Wine. Vendono anche on line (si-wine.it) e consiglio vivamente di dare un’occhiata. Troverete quasi tutte le aziende appena citate a prezzi davvero interessanti, quantomeno a livello dei più famosi e-commerce di vino.bianchi campaniaChiaramente  non mi sono fatto sfuggire l’occasione e ho fatto un pò di acquisti, come le bottiglie di questo post.
Sul Fiano di Ciro Picariello ho un pensiero leggermente scostante. Lo ritengo uno dei migliori, se non il migliore, anche se non l’ho trovato sempre allo stesso livello. In alcuni casi davvero straordinario, con le tipiche note fumè, grande euilibrio, freschezza e sapidità che gli donano una bevibilità superiore rispetto a molti altri Fiano (tendenzialmente più rotondi). Altre meno, come l’ultima bottiglia, dove ho sentito quasi solo freschezza, ma nessuno spunto particolare.bianchi campania -2
Il Greco di Tufo Cantine dell’Angelo rappresenta un pò tutto quello che ci si può aspettare da questo vitigno. Colpisce principalmente per la mineralità, espressa sotto forma di zolfo, da cui attingono anche le radici dei ceppi impiantati nel comune di Tufo. Al primo olfatto tutto rimanda a questo elemento a quel vulcano che fu, poi freschezza e agilità se non fosse bastato.
Due grandissimi vini per una splendida regione che consiglio a tutti di cercare e acquistare.

Brut Blanc de Blancs Cavalleri

Poco tempo fa ho bevuto di nuovo il Brut Blanc de Blancs Cavalleri. In realtà negli ultimi mesi ho bevuto parecchie bollicine tra cui Ferrari, Colline della Stella (Andrea Arici) e diversi prosecchi non proprio degni di nota. Tale fenomeno è per la maggior parte dovuto ad un insolito avvicinamento di alcuni amici, che frequento solitamente, alle bollicine. Dal canto mio non posso che essere contento. Per due ragioni:
1) si avvicina l’estate, quindi ben vengano Metodi Classici, Champagne e anche prosecchi, possibilmente col fondo (Casa Coste Piane, Frozza);
2) aumentare le mie scarse conoscenze in materia.
Anche se in futuro spero di dedicare un artico ad Andrea Arici, una piccola mensione è d’obbligo. Ho provato per la prima volta il Dosaggio Zero 100% Chardonnay. Un vino teso, cremoso e gustoso, buonissimo e consigliatissimo.

Meno teso e con bollicine più evidenti/invadenti il Brut Blanc de Blancs Cavalleri. Una bottiglia che conosco da tempo ma di cui non “credo” (ormai non ricordo più tutti gli articoli scritti) di aver mai postato nulla.

cavalleri
Questo Blanc de Blancs rappresenta la cuvée base di Cavalleri ed il prezzo si aggira intorno alle 22-25€ in enoteca. Non parliamo quindi dei cru millesimati o della riserva Giovanni Cavalleri, così come di altri Franciacorta che superano comunque le 30 – 40€ (e oltre). Diciamo che nella fascia di prezzo inferiore è sicuramente una delle bottiglie più buone che ho provato e che di certo preferisco alla quasi totalità degli Champagne da “supermercato”, o che si trovano in Italia alla stessa cifra.
Per chi non è troppo esperto di bollicine(come me n.d.r.), ma che vuole avvicinarsi a questo mondo, potrebbe essere una scelta estremamente interessante. Più semplice di un pas dosè ma sopratutto un altro pianeta rispetto alla stragrante maggioranza dei prosecchi.

La dieta del vino

Ebbene sì, da uno studio del 2015 è stato scoperto che bere vino (con moderazione), migliora la salute delle persone sovrappeso, aiutandole a bruciare i grassi…. leggendo questo articolo siamo rimasti molto colpiti, come al solito gli americani vogliono stupirci con effetti speciali, e partoriscono una nuova “chicca” per gli appassionati.

la dieta del vino 01
Infatti secondo uno studio dell’Oregon State University, sembrerebbe che bere vino rosso potrebbe aiutare le persone a gestire meglio l’obesità e i relativi disturbi metabolici, come ad esempio il fegato grasso. Dopo vari test di laboratorio sembra che l’acido ellagico, presente nelle uve rosse, rallentati la crescita delle cellule adipose esistenti e allo stesso tempo potenzi il metabolismo degli acidi grassi nelle cellule epatiche. Insomma bisognerebbe aggiornare il vecchio detto e farlo diventare “un bicchiere di vino rosso al giorno toglie il medico di torno”…

la dieta del vino 02
L’obiettivo dichiarato di questi ricercatori, diciamolo, non è quello di sostituire le cure necessarie per queste patologie, ma guidare le persone nella scelta comune di alimenti ampiamente disponibili che hanno particolari benefici per la salute, tra cui in questo caso il potenziamento della funzione metabolica.

Ci sentiamo di appoggiare i loro studi..

Per chi volesse leggere l’intero articolo originale può trovarlo qui:

http://www.sciencedaily.com/releases/2015/02/150206111702.htm

Conferme e scoperte dal 2013

In questo weekend ho avuto la fortuna di bere due ottime bottiglie, entrambe del 2013. Da una parte la scoperta dell’Aglianico Phos  (az. I Cacciagalli), dall’altra la conferma del Picol Lis Neris, bevuto più volte (anche in cantina).

Phos-Picol
Fino a questo momento gli Aglianico migliori che ho bevuto provenivano dal Vulture, quindi dalla Basilicata, oggetto di molte discussioni in questo periodo di referendum pro  o contro trivelle (per semplificare il concetto); a favore delle energie rinnovabili, con l’auspicio di un mondo più pulito e sostenibile, oppure a favore dei combustibili fossili, che comunque si esauriranno nel giro di qualche decade, per un mondo sempre più grigio e votato all’autodistruzione, se volessimo entrare un pò più nel merito.
Tornando al vino, dicevo della Basilicata come terra da cui provengono tra i migliori Aglianico in circolazione; Musto Carmelitano, Cantine del Notaio, Grifalco, solo per citarne alcune. I Cacciagalli producono invece a Teano, provincia di Caserta, nella parte sud-orientale del parco regionale di Roccamonfina, che prende il nome dall’omonimo vulcano, oramai spento. Territorio quindi vulcanico e votato all’impianto delle viti, donando paticolarità e caratteristiche ai vini prodotti.
La viticoltura dell’azienda viaggia su regimi biodinamici, la vinificazione viene effettuata in anfore (con lunghi periodi di macerazione) e l’intervento dell’uomo minimo. Il risultato un vino eccezzionale, anche per il rapporto qualità prezzo (sulle 14-15€ in enoteca; io l’ho comprato su internet). Il primo impatto al naso devo dire che non è stato strepitoso, con poca intensità, che lascia comunque trapelare un’interessante speziatura e profumi di ciliege mature. Bevendolo l’ho trovato via via sempre più interessante e con una buona corrispondenza rispetto a quanto appena detto. Il vino è preciso, gustoso, equilibrato in tutte le componenti e ancora molto fresco. Mi ha ricordato, con le dovute differenze, un buon Dolcetto. Da bere  e ri-bere.

vini 2013_2L’atro vino è il Sauvignon Picol di Lis Neris (18-20€ in enoteca). Questa volta una cara conoscenza, fatta proprio nella loro cantina a San Lorenzo Isontino in Friuli. Qui la fermentazione avviene in acciaio, mentre la maturazione del vino viene fatta combinando acciaio e legno. Uno sguardo certamente più moderno rispetto all’approccio più tradizionale dei Cacciagalli.
Il Picol comunque è un vino che mi piace molto. Mantiene una struttura importante e al tempo stesso un’eleganza non scontata per alcuni bianchi del nord, a volte troppo caldi e con legno troppo marcato. Qui c’è la giusta freschezza e la giusta sapidità che lo rendono bevibile e godibile.

Valle Isarco e Taschlerhof

E’ andata più o meno così.
Mi trovavo a Bressanone con un pò di amici negli ultimi giorni di dicembre, sia per visitare i famosi mercatini natalizi, che poi si sono dimostrati una bella delusione, sia per incontrare qualche produttore altoatesino.
Sul primo obiettivo ho lasciato campo libero agli altri; così mentre si osservavano le bancarelle io ceravo nomi ed indirizzi di cantine da raggiungere al più presto.
Valle Isarco per me innanzitutto vuol dire Peter Pliger e cantina Kuenhof, ma anche Taschlerhof. I due distano qualche centinaio di metri lungo la strada che da Bolzano porta a Bressanone e che costeggia il fiume Isarco. I vigneti scendono morbidamente nella parte bassa del fondo valle, accarezzando fiume e strada, mentre nella parte più alta dominano le terrazze con i muri di ardesia. Un paesaggio straordinario per chi ama natura e vigneti.vigneti
Ore 11.30 telefono insistentemente alla cantina Kuenhof per capire se avevano possibilità di ricevere durante la giornata. Nella mia convinzione c’era la possibilità di acquistare un pò di bottiglie, in particolare il Riesling (Kaiton), magari anche qualcuna di annate precedenti. Quando mi sono sentito rispondere che non avevano nemmeno quelle d’annata e che la visita poteva contemplare al massimo un sincero augurio per il 2016 in arrivo, volevo tornare in sabina all’istante.
Completamente scoraggiato provo con Peter Wachtler (Taschlerhof), che invece accetta la proposta e ci attende in cantina per le 15.00. La visita non è stata una visita nel senso più piacevole del termine. Restiamo praticamenete nella sala degustazione tutto il tempo, dove abbiamo provato alcuni assaggi di Sylvaner, Kerner e Gewürztraminer. Anche qui il Riesling ed il Sylvaner Lahner erano terminati e questo mi è dispiaciuto molto.kerner
I vini di Peter Wachtler sono estremamente puliti, con una struttura importante ma al tempo stesso raffinata, delicata. Personalmente preferisco il Sylvaner al Kerner. Il primo spicca per una maggiore freschezza e tensione che aiuta dopo la metà della bottiglia; il secondo si caratterizza per una maggiore complessità ed aromaticità dei profumi, ma alla lunga personalmente stanca un pò.

Entrambi i vini li abbiamo bevuti in cantina, a casa tolti dalla scatola, ma ne restano sempre un paio di bottiglie ben riposte. Sono infatti curioso di provarli con qualche annetto sulle spalle.

Piccola carrellata di vini

Nell’ultimo periodo ho avuto davvero poco tempo da dedicare al blog, quindi riassumo gli ultimi eventi in una piccola carrellata di vini che comprende feste, viaggi e serate tra amici.

Tornando indietro nel tempo devo dire che il Dolcetto è stato un pò il filo conduttore. Senza dubbio più passa il tempo più sono convinto che questo vino rientri nella mia top 5, la traccia della colonna sonora che non deve mai mancare, una delle bottiglie che sicuramente porterei su un’isola deserta. Credo sia chiaro.

Avevo già accennato in uno degli ultimi post a Flavio Roddolo e al San Luigi di Marziano Abbona (Dogliani). Questa volta ho provato il Dogliani Superiore Papà Celso (2013, 12-15€ in enoteca), sempre di Abbona, al ristorante Bistrot64 di Roma. Ottimo l’ambiente, l’attenzione del personale e i piatti proposti, ma anche qui un rincaro secondo me eccessivo sui prezzi delle bottiglie. Situazione(purtroppo) troppo comune in città.

Dolcetto L'è MeiDolcetto GiacosaDogliani Abbona

 

 

 

 

 

 

Tornando al Dolcetto di Dogliani Papà Celso il ricordo è certamente positivo; parliamo di un vino fresco, con profumi caratteristici e con un buon equilibrio, giocato su un confine più labile rispetto al San Luigi che conserva una maggiore bevibilità grazie ai sui 13%, rispetto ai 14,5% del primo. Preferisco sempre un Dolcetto più agile ad uno più appesantito. Pochi giorni dopo ho provato il Dolcetto d’Alba 2013 di Bruno Giacosa (10€ in enoteca). Sul produttore credo non ci sia bisogno di presentazione se non che rappresenti uno dei nomi mitici delle Langhe. Sul vino bevuto invece qualche recriminazione me la concedo. Certamente indietro rispetto a tutti quelli citati fin qui, per intensità nei profumi, per precisione generale. In ultimo il Dolcetto d’Alba 2012 L’E’ Mej di Corte Regia. Vino sconosciuto e cantina mai sentita neanche nominare. Risultato un Dolcetto non certo indimenticabile ma piacevole, semplicemente fatto bene.

Cambiando completamente zona e vitigno ho provato un curioso Riesling abruzzese, proveniente dalla provincia dell’Aquila e coltivato ad 800mt di quota, come riportato nell’etichetta con annessa descrizione. La bottiglia si chiama Lupa Bianca (15€ enoteca)e l’azienda che lo produca Castelsimoni. Il Riesling è questione difficile da trattare e in Abruzzo per un bianco non parlare Trebbiano è cosa rara. La bottiglia non si è presentata benissimo, a partire dall’etichetta che di certo non incoraggia i migliori propositi, il vino non ha spostato di molto il mio pensiero iniziale. Il riesling è un vitigno semi aromatico quindi nel bicchiere ha mantenuto le note caratteristiche, ma senza quella particolare vena minerale che lo contraddistingue nelle migliori espressioni. Un vino semplice, con poco spessore e che dimenticherò presto.

Riesling Lupa bianca2Riesling Lupa bianca

Montepulciano Arboreo_1Montepulciano Arboreo

Sempre dall’Abruzzo un’altra bottiglia sconosciuta, ma con un linguaggio indiscutibilmente autoctono come il montepulciano. Il vino si chiama Arboreo e fa legno grande, come indicato nel retro. Profumi abbastanza complessi di frutti rossi, fragrante, con buona corrispondenza al gusto, impreziosita da una leggera sapidità. Non certo un campione di struttura e un pò troppo morbido per i miei gusti ma in definitiva l’ho apprezzato.

 

 

Chiudo con un vino già citato, da un produttore conosciuto in cantina e bottiglia presa in loco, ovvero il Barbaresco 2010 di Cascina Roccalini o, per meglio dire, di Paolo Veglio. Barbaresco RoccaliniAppena messo nel bicchiere arriva immediatamente il segnale forte e chiaro che stiamo parlando di langhe, di nebbiolo, di quella parte di Piemonte da cui provengono vini semplicemente indimenticabili. Questo Barbaresco 2010, aperto a Natale era certamente ancora molto giovane ma non ho resistito e comunque si è dimostrato già estremamente godibile. Un vino profondo, coinvolgente, fresco e che rimane impresso a lungo nelle papille gustative ma anche nei ricordi. Da bere immediatamente o da scoprire tra qualche anno. Fate come volete ma provatelo. Deliziosamente straordinario.